Montes Claros (Minas Gerais), Brasil
Orfanato Lar Nossa Senhora do Perpetuo Soccorro
Centro da Criança do Adolescente Paula Elizabete CCAPE
Agosto 2009
Anche quest’anno ho avuto la fortuna di trascorrere il mio mese di agosto in quel di Montes Claros (MOC), Minas Gerais – Brasile,
tra il centro per la fanciullezza e adolescenza “Centro da Criança do Adolescente Paula Elisabete” nella favela rurale Jaraguà II
e l’orfanotrofio femminile (orfanato), ospite come sempre delle fantastiche “irmas”, le suore brasiliane la cui “divisa” è
costituita da una T-shirt, un paio di jeans e infradito ai piedi, per stare tra la gente come la gente.
Rispetto agli anni passati anche qui le cose stanno evolvendo.
Grazie ad una nuova Legge, gli ospiti delle strutture di accoglienza non possono rimanervi più di due anni se, a discrezione del
Giudice del Tribunale dei Minori, sussistono le condizioni per un ritorno in famiglia da parenti entro un certo grado.
Da qui si sviluppa quindi l’incredibile mole di lavoro per procedere con l’accompagno famigliare inteso sia dalle bimbe
verso il ritorno in una casa ma, soprattutto, delle famiglie da educare all’accoglienza dei nuovi membri.
Un lavoro intenso se si pensa che la maggior parte di loro vive nelle favelas rurali a stretto contatto con problemi
quali alcolismo, droga e prostituzione. Una volta completata questa prima fase, il lavoro delle suore prosegue
col monitoraggio costante della situazione e il continuo coinvolgimento delle bambine nelle attività educative e a
sfondo professionale da loro organizzate.
All’interno dell’orfanotrofio, alle già consolidate attività di danza e artigianato, quest’anno spicca l’arte scenica,
ovverosia il teatro. Non a caso è gestito dalla nuova “professora” Rosilda, un esempio di come, pur nascendo in un
luogo che non offre possibilità nella vita, si possa comunque, con grande forza di volontà e coraggio, lavorare,
laurearsi e poi aiutare “criança” con gravi carenze affettive, sociali e fisiche. Lavorando con incredibile amore e
attenzione, questa nuova attività ha portato anche i casi di maggiore asocialità, spesso dovuta ai maltrattamenti subiti
in famiglia, a ritrovare un contatto, una socializzazione, una comunicazione anche col linguaggio del corpo.
Le lezioni di teatro infatti consentono non solo di preparare spettacoli che coinvolgono tutte le bimbe ma anche di
creare, giorno dopo giorno, una maggiore coesione tra coloro che si trovano a vivere una situazione così difficile
come quella della degenza in una struttura di accoglienza.
L’opera dell’orfanato, ritenuta all’avanguardia dal Tribunale dei Minori della città, si sviluppa poi su altri fronti come
quello del programma nutrizionale: in collaborazione con l’università locale si monitorano tutte le famiglie delle bimbe
che han lasciato la struttura al fine di controllare la crescita e la salute loro e dei famigliari. In parallelo, si
portano anche aiuti di carattere alimentare nelle situazioni di maggiore disagio.
Iniziativa lodevole, intrapresa con l’aiuto delle monitrici e professoresse dell’orfanato, è quella poi di aiutare le bimbe
ospiti a sviluppare l’idea di una vita “normale” di famiglia, al fine di non rimanere traumatizzate in caso di ritorno in una
unità famigliare. Vengono così a turno coinvolte nelle attività giornaliere come le spese, le faccende domestiche e le piccole
interazioni con l’esterno per assaporare il sapore di una vita che non sia solo quella di una casa di accoglienza.
Rosilda e le professoresse, le monitrici e le irmas, esempi di “mulheres brasileras”, donne brasiliane lontane dagli stereotipi a
cui siamo abituati, perle preziose in un Brasile forse meno conosciuto e meno turistico, ma sicuramente molto più “verdadeiro”.
E con loro e le cinquecento creature delle due strutture di accoglienza anche quest’anno ho avuto l’onore e la fortuna delle
vacanze migliori che si possano immaginare, con la soddisfazione di essere stato nominato all’unanimità da tutte le suore,
monitrici e professoresse, la creatura più indisciplinata dell’intero orfanotrofio per essere sempre stato in giro a piedi
scalzi, gridando e correndo per tutta la struttura. Ma, anche così, in cambio della mia goccia di sudore per le animazioni,
mi hanno riversato nel cuore un oceano di emozioni.
Orfanato
Origami
Programma nutrizionale famiglie delle favelas
Festa di Agosto, Catopè
CCAPE
Milene e Suelem
Padre Harley
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