Montes Claros (Minas Gerais), Brasil
Ospedale Aroldo Tourinho
Ospedale Universitario
Centro da Crianca do Adolescente Paula Elizabete CCAPE
Luglio - Agosto 2005
Raccontare la mia esperienza in Brasile, vissuta nei due Ospedali a maggior affluenza di persone indigenti e presso il
Centro per l'infanzia e l'adolescenza Paola Elisabetta, va oltre le mie possibilità.
Lì ho vissuto la più fantastica esperienza della mia vita incontrando persone stupende che mi hanno arricchito
senza chiedere nulla in cambio se non un sorriso.
Per chi mi conosce sapere che, di solito, la sera alle 21 ero già felicemente nel mio letto, potrebbe bastare a spiegare
l'incredibilità di quanto vissuto.
In un Brasile ricco di risorse e di contrasti, ho avuto il piacere di essere ospitato presso l'Ospedale Aroldo
Tourinho e presso l'Ospedale Universitario e in essi ho avuto modo di conoscere il pronto soccorso, i reparti, la sala
operatoria di ortopedia, i laboratori analisi, la radiologia e gli ambulatori. Presso il "Centro da Criança do Adolescente
Paula Elizabete" ho avuto invece il piacere di stare con i bambini che abitano nelle favelas
nella periferia di Montes Claros.
Le foto che seguono sono un piccolo estratto della realtà quotidiana per una parte delle persone che vivono in quel paese.
Quello che le foto non dicono è che, nel 2005 e in Brasile che è pur sempre America, al Pronto Soccorso arrivano bambini
morsi da cobra e scorpioni; madri tredicenni che vanno dal pediatra per loro stesse e per il figlio; sale operatorie gestite
con tanta umanità dai medici e dal personale infermieristico ma con altrettanta penuria di mezzi e attrezzature.
Quello che le foto non dicono sono le case (case???) nelle favelas. Prendete una decina di paletti marci,
fateci passare intorno i sacchi neri dell'immondizia e quelle chiamatele pareti e tetto, estate e inverno.
Aggiungete 4 o 5 figli nudi e sporchi di ogni cosa, loro o animale e infine una moglie che, se fortunata,
ha un marito che la picchia, se sfortunata l'ha abbandonata senza soldi. In questo noi siamo quelli "bravi"
che portano ad esempio i letti; quei letti sono fatti di legna che da noi avremmo ribrezzo a metterla a
bruciare nel camino mentre qui ringraziano per questo.... Non vi racconto le condizioni nella casa all'interno,
il cui "pavimento" è molto naturale in quanto fatto di pura terra. Per un occidentale è difficile non provare almeno
un attimo di profonda vergogna per quanto riteniamo necessario per il nostro benessere. Dimenticavo...
prendete quattro mattoni fuori dalla casa, due tozzi di legno e chiamate il tutto "angolo cottura"...
Per chi mi conosce, ma penso anche per chi non mi conosce, sapere che ho vissuto con sei suore potrebbe bastare a
spiegare l'incredibilità di quanto avvenuto. Io che in Italia da almeno 10 anni... diciamo che ho un rapporto personale
e privato con Chi è sopra, sotto, dentro e in mezzo a noi... Quello che le foto non dicono sono le sei suore con le quali
ho vissuto. Sei "pazze" scatenate senza divisa ma in jeans e maglietta come le persone alle quali offrono un aiuto, un sorriso,
una mano; dinamiche, pratiche, sei guerriere con le mani sporche di terra rossa con le quali si ride, si scherza, si balla,
si gioca e si prega. Sei amiche che non mi hanno mai chiesto o imposto nulla (ben sapevano la mia visione della vita...!!!)
ma non si è mai posto nessun problema, anzi: sin dal primo giorno è stato per me un piacere condividere con loro,
con gioia, le orazioni all'alba e alla sera e le messe. La percezione emotiva lì è molto differente e la
sensazione è proprio quella di un Dio non legato a una religione particolare ma legato alle persone, ai sorrisi,
ai cuori, alla vita.
Quello che le foto non dicono sono le lacrime che ho versato, senza reale motivo, alle messe nelle favelas tra
quattro mura con "mattoni a vista" e ondulato in ethernit altrettanto in bella vista come tetto; tra fogli con
scritte e disegni appesi al posto dei quadri; tra bambini che giocano e gente che canta, balla e ti sorride allegra;
tra compleanni festeggiati e musiche da revival. Quando, in quei posti, sentite dire che donare al prossimo
è un'azione che riempie i cuori, vi ponete due domande: donare cosa?? e chi può essere il loro prossimo???
Quello che le foto non dicono sono le urla dei bambini quando, durante l'animazione, li incitavo a cantare
il ritornello di "Levantou poeira": diretto nel cuore senza passare dal cervello; la gioia infinita per la vittoria
nel gioco dell'oca: lo ammetto, barando, a turno li ho fatti vincere tutti; la festa quando, sistemati a
difficoltà in fila, osservavano nel mirino della mia macchina fotografica
(e molti non avevano nemmeno idea di dove posare l'occhio) e, mentre la tenevo in mano, mi davano l'ok per
premere il pulsante e sentire il click; "fatta la foto", pieni di entusiasmo di corsa a rifare la fila;
i miei strafalcioni sul portoghese e i loro sull'italiano e sull'inglese nelle improvvisate lezioni di lingua.
Quello che le foto non dicono sono i sorrisi e gli abbracci della gente
(anche se in strada non danno nella maniera più assoluta la precedenza ai pedoni...);
i sorrisi dei bambini e la loro gioia (che contrasta col luogo dove vivono le 18 ore che non passano qui al centro);
ti assorbono, ti penetrano; urlano, saltano, gridano: impossibile darne una vaga idea. Sorridete e siete un mito x loro;
regalate una (ripeto: una) caramella e vi si attaccano x tutto il giorno. I bambini sono veramente devastanti
nel cuore quando ballano o ti cercano.
Amici miei, non siamo noi quelli bravi, quelli che fanno grandi azioni, quelli che vengono qui a fare
le ferie per "aiutare"... siamo ben lontani... e ve lo dico col cuore. La risposta alle due domande di prima
è questa: siamo noi il loro prossimo e loro ci donano il sorriso dello stare al mondo, di fare questa esperienza.
Io lì non ho fatto nulla di più che ricevere gratuitamente da loro, e mi hanno pure ringraziato!
Alberto
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